A proposito dell’opera “I Maestri Cantori di Norimberga” (di Ildebrando Ferrario)

A proposito dell’opera “I Maestri Cantori di Norimberga” di Richard Wagner
(di Ildebrando Ferrario)

 Notizie e considerazioni
Non si tratta di una presentazione dell’opera, in quanto questo saggio è soprattutto indirizzato a chi la conosce già bene. Tanto più che la mia ne sarà, in parte, una rilettura, qua e là forse sconcertante…

Il primo abbozzo del testo dell’opera fu scritto da Wagner nel 1845, all’età di 32 anni. Il secondo abbozzo del testo vide la luce ben 16 anni dopo, nel ‘61.

Il testo poetico, fu completato nel ’62.

La compilazione della partitura durò dal ‘62 al ‘67.

La prima rappresentazione si ebbe nel 1868, nell’allora Teatro di Corte e Nazionale di Monaco sotto la direzione di Hans von Bülow. Wagner aveva 55 anni.

Fino ad allora, le sue opere già rappresentate erano “Liebesverbot” (1836), “Rienzi” (1842), “Olandese volante” (1843), “Tannhäuser” (1845), “Lohengrin” (1850), e “Tristano” (1865). (L’opera “Le Fate” era già stata composta, ma sarebbe stata rappresentata solo nel 1888, cioè a Wagner già defunto da cinque anni).

All’epoca del primo abbozzo del testo (come ripeto, 1845), Wagner aveva immaginato di comporre quest’opera come una specie di parodia dell’opera “Tannhäuser”, alla quale lavorava proprio in quegli anni (dal ‘42 al ‘45). Ricorderete infatti che nel “Tannhäuser”, il centro della vicenda era una gara canora.

Ma a partire dal secondo abbozzo (1861) la composizione finì con l’assumere un ben altro significato.

La migliore fra le molte rappresentazioni dei “Meistersinger” a me note è, a mio parere, quella messa in scena da Wolfgang Wagner a Bayreuth, nel 1984:

direttore d’orchestra Horst Stein,

e un prestigioso cast di cantanti, fra i quali cito

Bernd Weikl (un magnifico Sachs),

Hermann Prey (un altrettanto grande Beckmesser)

Siegfried Jerusalem (come Walther),

Graham Clark (come David).

Mari Anne Häggender (Eva),

Merga Schiml (Magdalene),

Manfred Schenk (Pogner).

La peggiore rappresentazione dell’opera, cui io abbia personalmente assistito, è quella messa in scena da Katharina Wagner a Bayreuth nel 2007, di cui è reperibile la mia recensione nel sito-web dell’Associazione Wagneriana di Milano (alla pagina “Recensioni”).

Fonti

Mentre sono ben note le fonti cui Wagner attinse per “L’anello del Nibelungo” (la Tetralogia), meno note sono quelle cui attinse per “I Maestri Cantori di Norimberga”.

Per la Tetralogia le fonti furono due:

  1. a) una raccolta di antichi canti germanici compilata verso il 1250 in Islanda, intitolata EDDA;
  2. b) un poema medievale tedesco di autore ignoto, intitolato “Das Nibelungenlied” (“Il Lied dei Nibelunghi”).

– Per quanto riguarda le fonti della nostra opera -, Wagner all’epoca del primo abbozzo del testo (1845) era ovviamente entrato in contatto con la storia dei Maestri Cantori. Aveva già letto la “Storiadella letteratura poetica nazionale dei Tedeschi” (Geschichte der poetischen National-Literatur der Deutschen) di Georg Gottfried Gervinus (edita una ventina di anni prima, nel 1826).

Solo all’epoca del secondo abbozzo del testo (1861) Wagner attinse alla principale delle fonti “librarie” dell’opera, costituita da un saggio del 1697, di Johann Christian Wagenseil, intitolato “Libro dell’amabile arte dei Maestri Cantori” (Buch von der Meistersinger holdseligen Kunst), appendice alla sua “Cronaca di Norimberga”.

Fra le parecchie altre fonti minori, dalle quali il Nostro può aver attinto, meritano un cenno le seguenti: “Sul canto dei Maestri Cantori in tedesco antico” (Über den altdeutschen Meistergesang) di Jacob Grimm (1811)e il libro “Hans Sachs”, di Friedrich Furchaus (1820).

A questo punto è bene ricordare che nel 1840 si ebbe, a Lipsia, la premiére dell’opera Hans Sachs, di Albert Lortzing. Si tratta di uno Singspiel, che oggi viene considerato una fonte di ispirazione di Wagner per i suoi Meistersinger von Nürnberg, nella cui trama si possono trovare dei richiami all’opera di Lortzing.

In letteratura si mette in dubbio la possibilità che negli anni dal 1840 al 1845 Wagner, affaccendato in altre attività, come la composizione e l’esecuzione del Tannhäuser, potesse aver assistito a una recita di Hans Sachs.

Ma è un’ipotesi da verificare: infatti potrebbe averne letta la trama (se non la partitura), o meglio, potrebbe aver letto il poema drammatico di Ludwig Deinhardstein Hans Sachs (edito nel 1829!), dal quale Lortzing pare sia stato ispirato per la composizione della sua opera.

Ma torniamo a Wagenseil. Era uno studioso poliedrico: giurista, teologo, filologo e altro, nato a Norimberga nel 1633, e morto nel 1705. Dallo scritto di costui, Wagner ricavò approfondite conoscenze circa le ferree, pedantesche regole di composizione dei Maestri Cantori (la cosiddetta Tabulatur).

Si dice comunemente che i Meistersinger ereditarono la musica dei  Minnesänger (cioè dei Cantori dell’amor cortese, che avevano operato dal Millecento al Milletrecento, vagando fra le corti dei nobili della Germania di allora ). Ma in realtà, i Meistersinger avevano adattato quella musica alle proprie esigenze di borghesi, e l’avevano ancorata ai vincoli delle particolari regole della Tabulatur. In tal modo, avevano sostituito alle schiette e libere ispirazioni dei Minnesänger, un’arte gelida e compassata.

L’attività dei Meistersinger si svolse dal Milletrecento sino al Milleseicento. La Tabulatur, a quanto pare, fu fissata per iscritto già nel Milletrecento. Wagner prese da Wagenseil soprattutto i nomi, le regole, le consuetudini dei Maestri Cantori. La trama dell’opera è dovuta a Wagner, così come lo sono, per buona parte, i mestieri da lui attribuiti ai singoli Maestri che vi agiscono. La vicenda narrata è molto concentrata nel tempo: dura un primo giorno, la notte seguente e il giorno successivo.

Questa narrazione si svolge in un periodo attorno alla metà del Millecinquecento, nella quale operavano in Norimberga, secondo quel che troviamo scritto nell’opera di Wagner, dodici Maestri Cantori. Fra di loro vi era Hans Sachs, personaggio realmente esistito (nato a Norimberga nel 1494 e morto, a Norimberga, nel 1576); personaggio famosissimo, oltre che per la sua attività artistica di Meistersinger, anche per la sua attività letteraria; scrisse circa 6.000 composizioni, di argomenti i più disparati. Va detto che nella messinscena di Wolfgang Wagner l’aspetto di Hans Sachs è molto più giovanile di come dovrebbe essere all’età attorno ai 55 anni, quanti ne doveva avere all’epoca della narrazione.

All’epoca, Norimberga era un libero comune del Sacro Romano Impero, e uno dei centri del Rinascimento nordeuropeo, con un numero di abitanti calcolabile attorno ai 40.000. L’opera deve parte del suo fascino proprio alla fedele ricostruzione storica della Norimberga di allora.

 

Ouverture

Wolfgang Wagner, nella sua messinscena, ha sovrapposto alla musica dell’ouverture un complesso di antiche stampe della Norimberga di allora, e dei suoi abitanti. Vi si vedono il fiume Pegniz, che la lambisce, la circonda, con le sue diramazioni la penetra, e ne vedrete gli abitanti, con i loro abiti rinascimentali.

Primo atto

Seconda scena

Si assiste alla lezione che il giovane David, garzone e allievo di Hans Sachs, calzolaio-Maestro Cantore, tiene a Walther von Stolzing; desideroso, questi, di diventare Maestro Cantore, per ottenere il premio nella gara di canto che deve aver luogo l’indomani. Il premio ambìto da Walther è Eva, (figlia dell’orafo-Maestro Cantore Pogner); la quale nutre per lui un amore, ricambiato. E’ stata Eva a pregare la propria nutrice Magdalene, nella scena precedente, di convincere David, suo moroso, ad ammaestrare Walther.

Nella stessa scena si vedono anche i preparativi che David e i suoi colleghi fanno per una seduta cui i Maestri, poco dopo, dovranno dare il via.

Do ora inizio alle mie considerazioni, che partono appunto da questa seconda scena del primo atto.

Termine Lehrbuben

Chi erano i “giovani apprendisti” (Lehrbuben) – fra i quali David -, che abbiamo visto lavorare in questa scena?

Ciascuno di questi giovani era alle dipendenze di un proprio Maestro Cantore,  sia come suo aiutante nell’attività artigianale, sia come suo allievo nell’attività artistica. Un’eccezione, riguarda Sixtus Beckmesser, scrivano comunale: non essendo artigiano, non avrebbe saputo cosa farsene di un apprendista artigiano.

Abbiamo appreso che vi erano vari gradi di “giovani apprendisti” (Lehrbuben):

un primo grado era quello di  “Scolaro” (Schüler) (principiante, che non conosceva la Tabulatur);

un secondo grado era quello di  “compagno di scuola” (Schulfreund). I “compagni di scuola” erano scolari più esperti, già in possesso di cognizioni sulla Tabulatur. Guido Manacorda specifica, nelle note alla sua traduzione del libretto, che il termine “compagno di scuola” è interpretabile – “nel gergo dei Maestri Cantori” -, come Assistente (alle funzioni). Questa traduzione è stata recepita dal sottotitolo che abbiamo visto nel brano proiettato del DVD: Assistente (anziché compagno di scuola).

I giovani apprendisti potevano poi raggiungere

un terzo grado, quello dei  Cantori (Singer), che sapevano cantare correttamente dei testi, non di Lieder propri, ma di Lieder dei Maestri. E poi

un quarto grado, quello dei Poeti (Dichter), che sapevano comporre nuovi versi, sempre da applicarsi alle melodie dei Maestri. E infine potevano poi arrivare al

grado sommo, di Maestro Cantore. Un Maestro Cantore sapeva applicare propri testi a proprie melodie, con regole prescritte dalla Tabulatur.

Non sappiamo a quale dei primi due gradi, “Scolaro” (Schüler) o “Assistente” (Schulfreund) sia annoverabile ciascuno dei “giovani apprendisti” (Lehrbuben) che abbiamo visto. Ma David mostra di essere a conoscenza delle regole della Tabulatur; infatti accenna, durante la lezione a Walther, alla cosiddetta forma Bar, tipica dei Lieder dei Maestri Cantori (ne parleremo in seguito), e mostra di saper organizzare determinate cerimonie: quindi è giunto al grado di “Assistente“ ; come tale, esercita una certa autorevolezza nei confronti dei suoi compagni di grado inferiore (sempre pronti comunque a prenderlo in giro).

Termine Freiung

All’inizio di questa seconda scena del primo atto abbiamo visto David informare i colleghi che si stava preparando una seduta di Freiung.

Questo termine fu tradotto comunemente con “emancipazione”. Ma di che cosa si trattasse, non ho trovato un parere univoco, da parte degli studiosi. Considerando lo svolgersi della scena, propendo per il significato che gli attribuisce il Manacorda, secondo il quale si trattava di una procedura, durante la quale un giovane apprendista doveva sostenere un esame per passare da un grado inferiore a un grado superiore; però non oltre quello di Dichter (Poeta), (Per diventare Maestro Cantore bisognava superare una prova molto più severa).

Successivamente alla lezione di David a Walther, risulta chiaro che protagonista della seduta di emancipazione di quel giorno, avrebbe dovuto essere proprio David, che intendeva essere promosso da “Assistente” (Schulfreund) a “Cantore” (Singer).

Abbiamo infatti sentito dire dai suoi colleghi (versi 267 e seguenti, pag.43 del libretto del Manacorda), verso la fine della scena: “Alla fin dei conti, David è il più esperto di tutti: di certo egli aspira a grande onore. Oggi c’è emancipazione: si emancipa di certo; già si pavoneggia come “Cantore” di riguardo!…” (cioè è sicuro di superare il relativo esame).

Ma David  li dissuade subito, informandoli che in suo luogo salirà sul seggio una persona che vuole diventare di primo acchito Maestro Cantore. Quindi, per la presenza di un Walther desideroso di diventare l’ indomani,  nonostante tutto, Maestro Cantore, la seduta di emancipazione si trasforma in una di quelle sedute nelle quali un candidato doveva produrre un Lied di prova (Probelied).

Nel quale Lied dovevano essere osservate tutte le regole codificate. Il Merker (cioè il censore), segnalava gli errori contro la Tabulatur commessi via via dal candidato (al quale ne perdonava soltanto sette), e dava poi il suo giudizio, sottoponendo agli altri Maestri la sua proposta di accettazione o di bocciatura.

Termine Singschule

E’ con questo termine, “Scuola di canto”, che veniva indicata la manifestazione durante la quale si svolgeva una gara fra Maestri Cantori (Meistersinger); con attribuzione di un premio a quel concorrente che si fosse esibito con il miglior “Lied da Maestro”, che aveva utilizzato come  “Lied per il premio”, cioè “Lied col quale cercare i vincere il Premio” (Preislied).

Si trattava di una manifestazione pubblica, che aveva luogo, di solito, in una chiesa. Ma in occasione di una grande festa come quella di San Giovanni, la “Scuola di Canto” (Singschule) si svolgeva invece fuori mura, all’aperto.

Questa manifestazione sarà il contesto del finale dell’opera.

Termini Meisterlied Meistergesang

E’ chiara la differenza fra un “un Lied da Maestro” (Ein Meisterlied), e “Il modo di cantare dei Maestri” (Der Meistergesang).

Termine Lied (plurale Lieder)

E’ invalsa da noi la consuetudine di non tradurre in italiano la parola “Lied” quando ci si riferisca alle famose composizioni tedesche del periodo romantico; e tradurla invece in “canzone”, o “canto”, quando ci si riferisca a composizioni più antiche, tipo, appunto, quelle che ascoltiamo nella nostra opera di questa sera.

Ma la parola Lied ha una sua storia, che comprende non solo la fase romantica, ma anche quella rinascimentale e medievale. Mi sembra giusto non tradurlo anche quando ci si riferisca a composizioni di epoche antiche, benché queste siano assai diverse da quelle dell’epoca romantica. E’come se noi non chiamassimo “sinfonie” le composizioni di tal nome di Haydn o di autori più antichi, in virtù del fatto che sono diverse, ad esempio, da quelle di Mahler!…

Termini  Töne e Weisen

Cosa sono i Töne e i Weisen sui quali David informa Walther?  Da notare che Wagenseil, nel suo saggio, ne ha fatto un elenco. Mi sembra corretto intendere come Töne i testi dei Lieder, e come Weisen le relative melodie. David ha elencato a Walther una trentina fra toni e arie. Fra i toni, il corto, il lungo, l’extralungo, il rosso, il blu, verde, tenero, dolce, roseo, delle allodole, delle chiocciole, dei cani che abbaiano,…; e fra le arie, quelle del fior di siepe, del filo di paglia, del finocchio, del rosmarino, della viola gialla, dell’arcobaleno, dell’usignolo, dello stagno inglese…    Che guazzabuglio!

Eppure, i Maestri Cantori conoscevano, in coppia, tutti questi toni e tutte queste arie, ed erano in grado di inventarne altre, sempre nel rispetto delle regole.

Primo atto. Terza scena

Walther viene presentato ai Maestri Cantori da Pognercome desideroso di candidarsi con un Lied di Prova (Probelied), sottoponendosi a un esame, solo superato il quale egli potrà partecipare l’indomani alla gara, con un proprio “Canto da Maestro”, da utilizzare come  “Lied per il Premio” (Preislied).

E’ curioso come Walther, giovane Junker, cioè possidente terriero, arrivato a Norimberga per essere aiutato da Pogner a vendere un suo terreno, successivamente, dopo il colpo di fulmine per Eva cambia versione, cioè annuncia imperterrito che è venuto a Norimberga per farsi Maestro Cantore. Interessante è anche la proposta che Sachs, il più saggio di tutti, fa agli altri Maestri; proposta secondo la quale debba essere il popolo, durante la gara per l’assegnazione del premio, a fare da giudice. Proposta aspramente contestata dai suoi colleghi.

E si giunge, in questa terza scena del primo atto, all’interrogatorio che Kothner fa a Walther. (Kothner era il Maestro Cantore che, fra i dodici, fungeva evidentemente, da Segretario).

Gli chiede se è libero e nobile, di quale maestro sia scolaro (“Di Walther von der Vogelweide!” risponde con orgoglio Walther), in quale scuola di canto abbia imparato, se è pronto a cantare, “sui due piedi”, una Canzone da Maestro “interamente sua per testo e melodia”. Poi Kothner mostra a Walther quali sono le regole prescritte per le composizioni dei Maestri: devono anzitutto venir create nella cosiddetta forma Bar. Poi Kothner mostra a Walther quali sono le regole prescritte per le composizioni dei Maestri: devono anzitutto venir create nella cosiddetta forma Bar.

Di che cosa si trattava?

Bar , secondo le regole dei Maestri Cantori, è una delle parti (o membri) di un Lied da Maestro. (Già ne aveva parlato David a Walther durante la sua lezione).

Un bar era costituito da un canto introduttivo, o “Apertura” (Aufgesang), – composto da due strofe (Stollen) -, e da un’ultima strofa, che funge da “Chiusura” (Abgesang).

Le due strofe (Stollen) dell’ ”Apertura” (Aufgesang) dovevano essere uguali fra loro come numero di versi e successione delle rime.

La “Chiusura” (Abgesang) doveva avere invece successione delle rime e numero di versi indipendenti da quelle dell’ “Apertura” (Aufgesang).

Circa l’etimo del termine Bar, considero accettabile l’ipotesi di una sua derivazione da Paar (coppia). Infatti, l’Hans Sachs della realtà usava sia la dizione Bar, sia la dizione Paar.

Questa derivazione mi sembra logica, in quanto il Bar era costituito da una coppia di parti: come ripeto, “Apertura” e “Chiusura”  (Aufgesang e Abgesang).

Schema della Forma Bar (prescritta dalla Tabulatur)

 Apertura (Aufgesang)

Prima strofa (Stollen)    Con un certo numero di versi, e una serie di rime così disposte: AABBCCDD

Seconda strofa (Stollen con un numero di versi uguale a quello della prima strofa, e con rime disposte come nella prima

strofa (AABBCCDD)

Chiusura (Abgesang): Una sola strofa (Stollen) con un numero di versi e serie di rime differenti da quelli dell’ apertura.

Circa l’etimo del termine Bar, considero accettabile l’ipotesi di una sua derivazione da Paar (coppia). Infatti, l’Hans Sachs della realtà usava sia la dizione Bar, sia la dizione Paar.

Questa derivazione mi sembra logica, in quanto il Bar era costituito da una coppia di parti: come ripeto, “Apertura” e “Chiusura”  (Aufgesang e Abgesang).

Walther, nonostante che nella seconda scena si fosse messo le mani nei capelli dopo la lezione datagli da David, e ci sembrasse sprovveduto, si esibisce, nelle risposte alle domande di Kothner, con dei veri e propri Lieder, che rivelano una preparazione poetica e musicale squisita; tanto che a un certo punto il Maestro Vogelgesang riconosce, beccandosi una reprimenda dal collega Beckmesser, che Walther ha messo insieme due graziose strofe (Stollen).

Solo che, come fa notare il Censore (Merker), nei Lieder che Walther ha cantato per presentarsi, la disposizione dei versi e delle rime non corrisponde a quella voluta dalla Tabulatur; essi non si basano sulla forma Bar, e quindi si tratta di Lieder risibili agli orecchi dei Maestri.

Walther inizia il suo Lied di Prova (Probelied), lanciandosi in un gioioso inno alla primavera e all’amore, in forma libera, improvvisato, che ci richiama lo spirito delle composizioni dei Minnesänger. Da notare che ha appena citato come proprio maestro, Walther von der Vogelweide, che era stato un Minnesänger!

Ma anche il Lied di Prova di Walther non era basato sulla forma Bar, e fa quindi inorridire i Maestri.

Il suo Lied è costantemente interrotto dallo sfregare del gessetto del  Censore, che annota su una lavagna gli “errori”, uno dopo l’altro.

Ecco alcuni errori che Beckmesser rileva nel Lied di Prova (Probelied) di Walther:

in tema di Toni (Töne): pensiero cieco, troppo lungo, falso collegamento”…;

e in tema di Arie (Weisen): “un miscuglio disordinato fra quelle dell’avventura, del fiorcappuccio, dell’alto abete, del giovane orgoglioso… “

I Maestri approvano le critiche del Censore (Merker). Soltanto Hans Sachs non è d’accordo.

Nonostante si tenti di interrompere il Lied di Walther, questi, protetto da Sachs, riesce a terminarlo; e l’atto (il primo atto) si conclude con l’uscita di un furioso Walter bocciato, di un pensieroso e  riflessivo Sachs, di un incollerito Beckmesser.

Da notare come il Censore, dopo aver ascoltato il Lied di prova (Probelied) di Walther, con una delle frasi a commento fa un elenco di certe critiche, che la musica dei drammi musicali di Wagner in futuro avrebbe suscitato: “Nessuna pausa, nessun gorgheggio, anche di melodia neppure l’ombra!…”

Secondo atto

Sono molti gli episodi interessanti, distribuiti fra le varie scene di questo atto: la notizia della bocciatura di Walther che giunge a Magdalene e ad Eva, (prima e quarta scena); la commozione che prende Sachs ricordando il Lied di Prova di Walther, nel quale non ha trovato delle regole note, ma neanche degli errori (terza scena); lo scambio di ruoli fra Magdalene ed Eva, nel loro affacciarsi alla finestra di quest’ultima (terza scena); l’invettiva di Walther contro i Maestri che l’hanno giudicato male (quinta scena); il suo impulso di uccidere Beckmesser (sesta scena); il tentativo di quest’ultimo, intralciato da Sachs, di cantare il suo Lied a Eva (sesta scena); la sua bastonatura da parte di David (sesta scena). Infine la rissa finale, seguita poi dal silenzio e dalla quiete; e la suggestiva, seconda comparsa del Nachtwächter (il guardiano notturno), il quale, mentre compare la luna, annuncia con austere parole che sono le 11 di sera, e che tutto va  bene.

Su questo secondo atto una curiosa osservazione la fornisce Carl Dahlhaus, nel suo libro “I drammi musicali di Richard Wagner (edito nel 1971), a proposito della sesta scena, quando Walther, all’apparire, da lontano, di Beckmesser, che si reca, col suo liuto, a cantare il proprio Lied a Eva, esclama: “Il Censore? Lui?, In mio potere? Addosso, lo freddo quel poltrone!”: Dahlhaus critica Walther, in quanto “sempre pronto a sfoderar la spada per far piazza pulita d’ogni impaccio che gli si pari davanti…”.

 Secondo atto, sesta scena

Da parte mia, una sola considerazione, a proposito del Lied che Beckmesser vuol fare a Eva (in realtà a Magdalene, dato lo scambio avvenuto fra le due donne): Sachs, diventa il Censore del Censore; a parte ogni altra considerazione, Sachs, con le sue grida a squarciagola, molesta talmente il povero Beckmesser, che il Bar che questi canta non aderisce alle regole

Bar del Lied di Becknesser- Struttura, in numero di versi e disposizione delle rime

Apertura (Aufgesang), costituito da due strofe (Stollen),

Prima Strofa: 20 versi rimati ABABAACDEEFFGGHHHHHC (“Den Tag seh’ich erscheinen… (Vedo spuntare il giorno…).

Seconda Strofa, 20 versi rimati in modo molto, non completamente simile al quelli della prima strofa (ABABCCDEFEFGGDHHHHHD)  “Will heute mir das Herz hüpfen… (“Se oggi il mio cuore vuol balzare…”).

Chiusura (Abgesang ): 20 versi, rimati in modo non molto diverso rispetto a quelli delle prime due strofe

(ABABCCDEFEGHHDEEEEED) “Darf ich mich Meister nennen, das bewähr’ ich…” (”Che mi è lecito chiamarmi Maestro lo dimostrerò…”)

Questo schema dimostra la mancata osservanza  delle regole della Tabulatur, in quanto non vi è la prescritta completa sovrapposizione della serie di rime fra prima e seconda strofa dell’ “Apertura” (Aufgesang), e non vi è la prescritta totale diversità fra la serie di rime della “Chiusura” (Abgesang) rispetto a quella dell’ “Apertura”(Aufgesang). Inoltre, il numero di versi della chiusura non è differente da quelli delle strofe dell’apertura.

Il Lied di Beckmesser si arresta a questo primo Bar, dato l’irrompere di David con le sue bastonate, dovute alla convinzione che il Censore stia facendo una serenata a Magdalene. Per il baccano, gli abitanti della strada escono fuori in indumenti da notte, ed è qui che inizia la rissa del finale del secondo atto.

Ecco ancora una osservazione di Dahlhaus: ci mette in guardia dall’ammirare eccessivamente il popolo di Norimberga, che scatena quel pandemonio, provocato in fondo da un “pretesto futile”. 

Terzo atto

 Mi soffermerò su quattro fra le cinque scene che compongono questo ultimo atto, sottoponendovi le mie relative considerazioni.

Seconda scena.

Walther ha pernottato in casa di Sachs. Di buon mattino, gli racconta di aver fatto un sogno meraviglioso, e incoraggiato dal calzolaio, decide di trarne un Lied. Sachs (ormai diventato suo grande amico) gli dà via via dei consigli per rendere il più accetto possibile ai Maestri questo Lied.

Orbene, grazie a questi consigli, il “Lied del sogno del mattino” osserva, paradossalmente, come numero di versi e successione delle rime, le regole della Tabulatur.

Mi domando che motivazione avessero questi consigli di Sachs.  La risposta che mi viene in mente è questa: egli immagina già possibile che, in qualche modo, Walther l’indomani possa esibirsi davanti ai Maestri Cantori, col “Lied del sogno” quale Lied per il premio. .

Terzo atto. Seconda scena

Primo Bar del “Lied del sogno del mattino” di Walther

Struttura, in numero di versi e disposizione delle rime

Apertura (Aufgesang)

Prima strofa (Stollen): 7 versi, con serie di rime ABBCCDD

Seconda strofa (Stollen):  7 versi, con serie di rime ABBCCDD

Chiusura  (Abgesang)

Unica strofa  11 versi, con serie di rime ABCBACDDEEF

Questo schema dimostra l’osservanza delle regole della Tabulatur: serie di rime delle due strofe di apertura identiche fra loro, e serie di rime della strofa di chiusura del tutto diversa da quella delle due precedenti. Inoltre, numero di versi della strofa di chiusura differente da quello dei versi delle due strofe di apertura.

Primo Bar del “Lied del sogno del mattino” di Walter, per esteso

Qui la serie delle rime è verticalizzata, e a fianco di ciascuna di esse vi è il relativo verso.

Morgenlich leuchtend in rosigem ScheinA

von Blüth’ und Duft B

geschwellt die LuftB

voll aller WonnenC

nie ersonnenC

ein Garten lud mich ein D

Gast ihm zu sein. D

Wonnig entragend dem seligen Raum,   A

bot gold’ner Frucht  B

heilsaft’ge Wucht  B

mit holdem Prangen C

dem VerlangenC

an duft’ger Zweige SaumD

herrlich ein Baum. D

 

Sei euch vertraut  A

welch’ hehres Wunder mir gescheh’nB

an meiner Seite stand ein WeibC

so schön und hold ich nie geseh’nB

gleich einer Braut  A

umfasste sie sanft meinen LeibC

mit Augen winkendD

die Hand wies blinkend,  D

was ich verlangend begehrtE

die Frucht so hold und werth E

vom Lebensbaum F

 

Luminoso nel mattino al roseo chiarore

Di fiori e olezzo

L’aria soffusa,

colmo d’ogni voluttà

mai sognata,

un giardino m’invitava

a essere suo ospite.

Con voluttà dominando il luogo beato,

offriva il soave, salutare peso

di aureo frutto

con nobile fulgore

alla brama

sul margine d’odorosi ramoscelli

supernamente un albero

A voi si confidi qual sublime prodigio m’avvenne:

al mio fianco stava una donna,

sì bella e soave mai avevo veduta;

simile a una sposa

cingeva teneramente il mio corpo;

con cenni degli occhi

la mano lucente indicava

quel ch’io bramo struggendomi,

il frutto soave e caro

dell’albero della vita

La melodia del “Lied del sogno”,  pur conformata alla Tabulatur, è già trasfigurata, assumendo un afflato lirico che manca nei Lieder dei Maestri. Appare qui chiaro che i versi di quest’opera sono in Endreime (rime finali), caratterizzate, come è noto, dall’uguaglianza delle parole finali di versi consecutivi o vicini, a partire dalla vocale accentata.

In altre opere di Wagner sono presenti, o prevalgono, degli Stabreime, cioè rime consonantiche, cioè allitterazioni.  

Mentre Walther canta il suo Lied, Sachs ne scrive le parole su carta.

Terzo atto. Terza scena.

Beckmesser, malridotto per le bastonate, entra in casa di Sachs, in assenza del quale trova la carta con le parole di Walther ancora fresche di inchiostro; le attribuisce a Sachs; che intanto entra in scena. Il Censore inveisce contro di lui, credendo che voglia lui stesso partecipare alla gara dell’indomani; ma Sachs non solo lo nega, ma dona a Beckmesser lo scritto, dicendogli di utilizzarlo l’indomani come il proprio “Lied del Premio”. In tal modo, Sachs tende a Beckmesser un ingegnoso tranello, convinto come è, che sarà impossibile che costui riesca a utilizzare bene questo Lied di Walther.

Terzo atto. Quarta scena

 Ancora in casa di Sachs. Presenti, oltre a lui, Walther ed Eva. Entrano poi in abiti da festa Magdalene e David.

Sachs annuncia che è nato, come un bambino, un nuovo Lied da Maestro, e che secondo le regole dei Maestri Cantori, bisogna battezzarlo. Da notare che Sachs parla qui di “Aria felice del sogno svelato del mattino” (cioè parla del “Lied del sogno”).

Poiché un semplice apprendista non può fare da testimone a un battesimo, Sachs promuove David al rango di “Geselle” (termine tradotto di solito con “compagno”), appioppandogli il tradizionale ceffone.

Inizia poi il famoso quintetto (cantato da Eva, Magdalene, Walther, David, e Sachs), durante il quale Magdalene e David si emozionano, nella erronea speranza che questa nomina preluda al passaggio a Maestro Cantore, che eleverebbe David nientemeno che al livello di Sachs-artista.

Ma David, che non è ancora arrivato al semplice grado di “Cantore”, è ben lontano dal poter diventare Maestro Cantore!

Siccome un significato codificato del termine Geselle è anche quello di “Artigiano che ha finito il periodo di apprendistato”, diventa ovvio che in realtà Sachs promuove il suo David da semplice apprendista-calzolaio a calzolaio a tutti gli effetti, quindi lo promuove sì, ma solo al proprio livello di artigiano.

E infine, quinta (e ultima) scena del terzo atto

Festa di San Giovanni. Grande prato fuori mura, occupato da numerosi popolani ben vestiti. Arrivano i rappresentanti di tre Corporazioni (quelle dei calzolai, dei sarti, e dei fornai). Sopraggiunge un gruppo di  ragazze provenienti da Fürth (che è un sobborgo di Norimberga), e si mettono a ballare con degli apprendisti, fra i quali vi è David. E infine, compaiono in pompa magna, molto acclamati dal popolo, i componenti della Corporazione dei Maestri Cantori.

Sono presenti tutti i nostri principali personaggi, in particolare quelli del quintetto: Sachs, Walther, Eva, Magdalene e David. Nessuno di loro può immaginare che Walther, già bocciato dai Maestri, possa concorrere alla gara di Canto. Nessuno, tranne uno, possiamo pensare: Sachs, il quale deve avere già in mente l’astuzia che gli permetterà di aggirare l’ostacolo, in favore di Walther.

Inizia la gara di canto. Mi domando anzitutto di che gara si tratti, dato che l’unico concorrente in lista è Beckmesser.

Altra osservazione: curiosamente, vedremo Beckmesser cantare, indossando un abbigliamento dei nostri tempi: camicia, cravatta, pantaloni, soprabito. E’ l’unica incongruenza nella regìa di Wolfgang Wagner.

Beckmesser tenta di usare i versi cedutigli da Sachs. Ma non è riuscito a imparare il testo del Lied, non suo; né è in grado di adattarne le parole a una melodia appropriata; e finisce per cantare in modo così grottesco, da suscitare dapprima lo stupore di tutti, e poi l’ilarità del popolo. Prima di andarsene via pieno di rabbia, Beckmesser afferma che l’autore della canzone è Sachs. Ma questi nega: e per dimostrarlo, chiama Walther a esibirsi, come testimone.

Ecco dunque in atto l’astuzia di Sachs. Egli riesce a stravolgere il programma della giornata, che avrebbe dovuto terminare con il flop di Beckmesser.

Riesce cioè a far sì che come sostituto di un Beckmesser dimostratosi inadeguato, venga accettato, arbitrariamente, Walther, che non era in lista come concorrente.

Walther inizia a cantare, con le parole del primo Bar del “Lied del sogno” , mentre Kothner (che ha ricevuto da Sachs il foglio con il testo di questo Lied),  controlla che effettivamente dette parole corrispondano a quelle che Walther declama. Ma poi, “preso dalla commozione” per  la bellezza del Lied, lascia cadere il foglio. E non si è accorto che già dopo i primi versi della prima strofa comincia  a comparire qualcosa di nuovo.

Fino a quel punto, Kothner è tranquillo, perché constata che le parole cantate sono quelle scritte.

Ma Walter, approfittando della caduta del foglio, abbandona il testo del “Lied del sogno”, e  comincia  a cantare un Lied diverso, appunto nuovo, che è veramente il suo “Lied per il  premio”.

Prime tre strofe (su quattro) del “Lied per il premio” di Walther

(terzo atto, quinta scena, per esteso)

Morgenlich leuchtend im rosigem Schein, A

von Blüth’ un Duft  B

geschwellt  die Luft, B

voll aller Wonnen  C

nie ersonnen,  C

ein Garten lud mich ein  A

 

Dort unter einem Wunderbaum  A

von Früchten reich behangen  B

zu schau’n im sel’gen Liebestraum A

was höchstem Lustverlangen B

Erfüllung kühn verhiess,  C

das schönste WeibD

Eva im Paradies.  C

 

Abendlich dämmernd umscloss mich die Nacht;  A

auf steilem Pfad  B

war ich genaht   C

wohl einer Quelle  D

edler Welle,  D

die lockend mir gelacht: A

dort unter einem LorbeerbaumE

von Sternen hell durchschienen,   F

ich schaut’ im wachen Dichtertraum E

mit heilig holden Mienen  F

mich netzend mit dem NassG

das hehrste WeibH

die Musen des Parnass G

 

Luminoso nel mattino al roseo chiarore,

di fiori e olezzo

l’aria soffusa,

pieno d’ogni voluttà,

mai sognata,

un giardino m’invitava;

 

là sotto un albero meraviglioso,

riccamente ricolmo di frutti,

a osservare in beato bisogno d’amore,

quel che al beato desiderio di piacere

ardita prometteva appagamento,

la donna più bella,

Eva nel Paradiso.

 

Di sera al crepuscolo mi cingeva la notte;

su ripido sentiero

m’ero appressato

a una sorgente

di pura onda.

Che ridente m’attraeva:

là sotto un albero d’alloro,

rischiarata di stelle,

vidi nel vigile sogno di poeta

con atti santi e soavi

irrorandomi con l’umore

la donne più eletta,

la Musa del Parnaso.

 

Se osserviamo queste strofe, ci accorgiamo che le rime, a partire dal sesto verso della prima strofa, non seguono la successione che abbiamo vista nel “Lied del sogno”, e anche che è cambiato il numero di versi delle singole strofe (rispetto al “Lied del sogno”).

Qualcuno potrebbe domandarmi: ma quando Walther ha composto questo

“nuovo” Lied? La risposta è semplice: Walther ha iniziato con i primi versi del “Lied del sogno”, per tenere tranquillo Kothner, ma poi ha improvvisato. Così come aveva improvvisato il suo “Lied di Prova” del quale alla terza scena del primo atto: “quell’inno gioioso alla primavera e all’amore”, cui mi ero riferito.

Dopo che Walther ha terminato la prima strofa, si ha come un momento di sospensione, occupato dalle lodi da parte dei Maestri e del popolo. Sarebbe bastata questa prima strofa, visti gli applausi che ha raccolto, a far assegnare a Walther il premio. Subito dopo, Walther, esortato da Sachs a continuare, porta baldanzosamente a termine tutto il suo  “Lied”.

Questo è ancor più splendido di quello del sogno, e soprattutto è libero da ogni legame. Infatti, contrariamente a quello del sogno, è assolutamente privo di ogni concessione (pur formale) alle regole della Tabulatur.  Terminata la sua performance, Walther viene proclamato vincitore all’unanimità, e ottiene in premio la mano di Eva. I Maestri Cantori vogliono nominarlo sul posto loro collega, ma egli rifiuta: “Voglio essere felice senza essere Maestro!” (“Will ohne Meister selig sein!”).

Sachs interviene, esortandolo a non offendere i Maestri, che nonostante i loro difetti hanno avuto a cuore la sopravvivenza dell’eccelsa arte tedesca – anche in quei difficili anni, minacciati “dal fumo latino e dalla latina frivolezza” -.

Da notare che  – nella messinscena di Wolfgang Wagner –  dall’alto di una specie di piccolo giardino pensile gremito di persone, Beckmesser, ancora nel suo abbigliamento moderno, vede Sachs e ascolta questa sua esortazione al rispetto dei Maestri Cantori, esortazione che lo deve aver inorgoglito e predisposto a cancellare la sua disistima nei confronti di Sachs.

Walther alla fine accetta. Apoteosi generale.

Qui riporto un’ ultima considerazione del solito – un po’ maligno –  Dahlhaus, che ci mette in guardia dall’ammirare eccessivamente Sachs. Sostiene che questi si presenta “sotto una doppia faccia: da una parte appare come uomo e artista amabile e molto ammirevole, ma dall’altra gioca quell’atroce tiro a Beckmesser (complice Beckmesser stesso) e  lo lascia al pubblico ludibrio”.

A me pare un’ottima trovata, quella del regista, Wolfgang Wagner, che appare personalmente sul palcoscenico, al finire della scena, recando a Sachs un Beckmesser ormai rasserenato, al quale Sachs si avvicina affettuosamente e gli stringe, sorridendo, le mani.

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Bibliografia

  • Brunnern , H. – Postfazione alla ristampa in facsimile del “Libro dell’amabile Arte dei Maestri Cantori”   di Johann Christian Wagenseil (Università di Würzburg, fine anni ’80 del secolo scorso)
  • Newman, E. – “I Maestri Cantori di Norimberga”, in “Le opere di Wagner” (Mondadori, 1981)
  • Wikipedia. – “Genesi dei Maestri Cantori di Norimberga
  • “Tannhäuser”
  • “Minnesang – Meistergesang”
  • C. Iachino ed E. Nicolello: I personaggi, le forme e il preludio ne “I maestri Cantori”, Fratelli Bocca, 1893).
  • Enciclopedia Treccani online Sul numero approssimativo degli abitanti di Norimberga verso la seconda metà del 1500.
  • Sablich, S. – “I Maestri Cantori di Norimberga. La poesia del sogno” (Programma di sala in occasione di una rappresentazione dell’opera durante il Maggio Musicale Fiorentino nel 1986).
  • Manacorda, G. – Traduzione in italiano del libretto di “I Maestri Cantori di Norimberga”. Introduzione e note al libretto (Sansoni, 1949)
  • Cescatti, O. – Traduzione in italiano del libretto di  “I Maestri Cantori di Norimberga” (Hoepli, 1995)
  • Dahlhaus, C. – I drammi musicali di Richard Wagner (Marsilio, 1971)

 

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