I nostri Wagner (di Volke Hagedorn)

da “Die Zeit”, 28 giugno 2007

Trad. I. Ferrario

La vita è tutta un intrigo. La storia della discendenza di Richard Wagner è piena di errori politici, adulteri, figlie ripudiate e figli puniti. Diamo uno sguardo all’album di famiglia di questo famoso clan tedesco.

Li si può riconoscere fino ad oggi per via del naso notevole, del mento accentuato, e delle palpebre cascanti. Oppure appaiono simili a Cosima, figlia di Franz Liszt, pallidi e con guance scarne. I discendenti di Richard Wagner. Nella loro saga familiare sono mescolati insieme, in modo da togliere il fiato, arte e rancori parentali, storia tedesca e provincialismo fràncone. Dal loro geniale antenato hanno ereditato l’istinto per il teatrale e la ferrea volontà di imporsi. Essi ripetono continuamente, nella vita reale, maniacalmente, ciò che Richard nei suoi drammi musicali ha escogitato: essi custodiscono fafnerianamente il tesoro di Bayreuth e costruiscono il loro potere sulla base di patti, come Wotan. Vi sono figlie ripudiate brunnhildianamente, adulterio, e hageniane stoccate di lancia alla schiena. Crepuscolo degli dei ovunque. Ora che sulla verde collina si avvicina una svolta epocale, vale la pena ancora una volta di tirar fuori il voluminoso album del clan e di sfogliarlo.

Navighiamo sul lago.

Sul Bodensee, nel marzo 1864. Richard, col mantello, è a bordo, e guarda il tempo nuvoloso e freddo sull’acqua. E’ piccolo di statura, la testa ragguardevole, la fronte alta, la bocca un po’ serrata. Il suo ritratto non è ancora così conosciuto, che gli altri passeggeri possano aver riconosciuto il compositore dell “Olandese”, del “Tannhauser”, del “Lohengrin”. Nel bagaglio ha il manoscritto di “Tristan und Isolde”. Non e’ chiaro chi lo deve mettere in scena, chi lo deve pagare. Richard ha dei debiti: 12.000 Gulden, che corrisponderebbero oggi a 240.000 Euro. Ora sta scappando in Svizzera. Di nuovo. Dalla sua amica Eliza. Il giorno prima, pentecoste, ha già composto un discorso funebre: “Qui giace Richard Wagner, che non è diventato nulla, neppure cavaliere dell’Ordine dei miserrimi…”

Vi è ancora un’altra istantanea sul Bodensee. Aprile 1945: di nuovo dei Wagner a bordo, a Nussdorf. Essi sono in fuga dagli Alleati. Wieland, il maggiore dei nipoti di Richard, con sua moglie incinta e due bambini, e inoltre sua sorella, incinta, Verena, detta Nickina, e suo marito Bodo, Bodo Lafferenz. Questi era il capo dell’organizzazione “Kraft durch Freude” (= “Forza attraverso la gioia”), ed ha proprio nelle vicinanze anche un Istituto per la realizzazione di “missili intelligenti terra-terra” (missili Cruise per la vittoria finale, ai quali ora nessuno più crede). Bodo ha organizzato il battello. Come capitale iniziale, e in luogo del visto, questa compagnia ha con sè il manoscritto del “Tristano” (o del “Parsifal”: non e’ possibile chiarire meglio). Tuttavia la polizia svizzera non rimane impressionata dalle famose partiture. Essa arresta in mezzo al lago i profughi dell’imbarcazione e li invita a un interrogatorio. I Wagner dicono che sono attesi in Svizzera dai discendenti di Eliza Wille. Ma sono troppo noti come simpatizzanti di Hitler. L’imbarcazione deve tornare indietro.

Il cappello floscio

Wahnfried, la villa di Richard a Bayreuth con l’iscrizione, sulla facciata “Wo mein Wahnen Frieden fand” (= “Dove le mie ansie hanno trovato pace”), nel 1945 si era beccata delle bombe. La parte sinistra della casa è ancora in piedi, ma quella destra è ridotta in rovine. Nike, figlia di Wieland, che venne al mondo dopo la fuga fallita sul Bodensee, ha paragonato, nel suo libro “Teatro Wagner” il tetto penzolante con il “cappello floscio di Wotan” che pencola sull’occhio morto del dio. E’ infatti consuetudine, in questa famiglia, ricondurre tutto alle opere di Richard Wagner. Per Cosima, Wahnfried era il “Walhall”. Winifred ha perfino paragonato Rudolf Hess a Brunnhilde. Col suo volo di riconciliazione in Inghilterra, nel 1941, questo vicario del Fuhrer ha soltanto fatto quello che a quest’ultimo non era concesso fare, come la figlia di Wotan nella “Walchiria”. Del tutto insuperata la corrispondenza fra Cosima e Ludwig II: “Wotan e Waltraute (che sarebbero lei e Richard) salutano Siegfried: Sachs benedice Walther, Stolzing saluta Walhall. “Heil!’ grida il dio all’eroe”. E ciò come telegramma. Quando, cento anni più tardi, Gertrud, sua moglie tradita, cerca altri uomini, la sua scelta cade su un medico di nome Alberich. Troppo folclore metaforico wagneriano non fa bene.

Eva è malvagia

Eva, seconda figlia di Cosima con Wagner, alla quale è stato dato il nome del personaggio femminile principale dei “Meistersinger”, è una dei personaggi scaltri della famiglia. Cosima voleva, a dire il vero, avere Richard Strauss come marito di Eva, ma lui preferì una cantante. Eva ha poi sposato Houston Stewart Chamberlain, un confidente di sua madre. Chamberlain è il piu’ famoso teorico della razza dei suoi tempi. Il suo libro “I fondamenti del 19° secolo” è un bestseller, promosso ad opera standard dell’antisemitismo in Germania. Quando Cosima morì, Eva si impossessò delle carte della madre, anche dei diari, comprendenti 5.000 pagine e dedicati a Siegfried, l’unico figlio maschio. Questi morì quattro mesi dopo la madre, senza neppur aver visto quei diari. La moglie di Siegfried, Winifred, sporse denuncia, della quale Eva si vendicò crudelmente: bruciò tutto lo scambio di lettere fra Richard e Cosima. I diari li consegnò, nel 1935, al sindaco di Bayreuth, a condizione che fossero tenuti sotto chiave per 30 anni. Poterono comparire soltanto nel 1976. L’editore di questi diari, fra l’altro, ha già perso sua moglie per via del capo del festival, Wolfgang Wagner. Ma questa è un’altra storia. In un modo o nell’altro, niente di nuovo!

Colpevole di tutto, il berretto

Bayreuth, 1925. Qui vediamo villa Wahnfried ancora in tutto il suo splendore. Si riconosce Siegfried con la sua famiglia. Sebbene abbia 56 anni, sembra molto più vecchio, sembra più un bravo zio, che non il marito, di Winifried, che ha solo 28 anni. Con lei ha quattro figli: Wolfgang, Verena, Friedelind, Wieland. Siegfried non è mai veramente uscito dalla turris eburnea che sua madre Cosima ha costruito per lui, suo unico figlio maschio, l’erede del Maestro! Ognuna delle sue manifestazioni di talento fu registrata e commentata, suo padre Richard volle perfino fondare per lui una scuola d’elite. Non a caso l’ha voluto chiamare come Siegfried, la grande fonte di speranza nel “Ring des Nibelungen”. Come è noto, questi fu ucciso. Il figlio di Richard, invece, quasi soffocò sotto il peso dell’eredità che gli era stata appioppata. Egli si vedeva obbligato alla composizione, e scrisse 14 opere di argomento fiabesco, con curiosi titoli, come “Fratello allegro”, o “Colpevole di tutto è il berretto”. Nessuna di queste opere era stata fatta per essere inserita nel repertorio. Prima di conoscere Winifred, concepì con la moglie di un prete un figlio, che in seguito venne inserito con discrezione, come assistente, nel Festspielhaus. Però, per la verità, aveva un’inclinazione per gli uomini, anche come reazione al prepotere di sua madre.

I corni luccicano [“Horner” = “corni”, ma anche “corna”. n.d.t. ]

Richard ha fatto tutto secondo le consuetudini dei Wagner, i quali prediligevano il libero amore. Zurigo, 1857. Qui lo vediamo nel suo “asilo” (un piccolo edificio con travature a traliccio, che l’imprenditore Wesendonck, presolo dal suo splendido podere, gli ha messo a disposizione per comporre), circondato da quattro dalle più importanti donne della sua vita, mentre canta brani della “Walchiria”. La foto è immaginaria, ma l’incontro è garantito. Nello sfondo sta in piedi Eliza Wille, la ex amante di Richard, che fa il postillon d’amour tra lui e l’amante successiva. Questa è la più giovane, con la scriminatura in mezzo, il grande, forse il più grande, amore di Richard, Matilde, la consorte di Wesendonck. La terza è la moglie di Richard, Minna, che le signore attempate che si vedono sulla destra chiamano “donna di merda”. Pure vicini sono l’allievo di Liszt, Hans von Bulow, e Cosima, allora dciannovenne, che sono in viaggio di nozze. Circondato da queste donne Richard ha scritto il suo dramma “Tristan und Isolde”. Si intuisce perché arte e vita non siano separabili. Otto anni dopo Cosima mette al mondo Isolde, che è figlia di Richard, non del marito, Hans, e che viene subito riconosciuta dal padre [Bulow. ndt]. Quattro anni piu’ tardi Cosima partorisce di già il terzo germoglio di Wagner, Siegfried, e Hans von Bulow, che apprende la cosa dal giornale, osserva sarcasticamente: “L’edificio dei miei… ‘Horner’ e’ stato incoronato nel più luccicante dei modi”.

Ancora un affaire

Stoccarda, 1966. Wieland prova “Lulu” con Anja Silja. E da come si sdraia sulla poltrona, con le gambe accavallate, avrebbe potuto essere lui stesso uno degli uomini che giocano con Lulu e da lei verranno rovinati. Silija, ventiseienne, da come sta in piedi davanti a lui, appare contemporaneamente bambina e dea. Era l’amante di Wieland. Nel 1960 venne a Bayreuth come “Senta”, e la moglie di Wieland, Frau Gertrud, pregò la coppia di non darsi del tu, almeno durante le prove. Per Winifred la dotata giovane cantante era soltanto la “sgualdrina di Kurfurstendamm”. Poi si corresse per iscritto: “Non sgualdrina, ma troia”.

Belle giornate con zio Wolf [= zio lupo = Hitler. ndt]

Sta seduto sul sofà di casa Wahnfried, con l’abito della festa e cravatta a strisce oblique. Siede un po’ come un piccolo giovane, le mani fra le gambe, nel viso qualcosa dell’incerta caparbietà del piccolo borghese che è atterrato nell’alta borghesia; nel contempo vi si riconosce la sicurezza di colui che nessuno qui può costringere ad andarsene. Adolf Hitler fin dall’inizio a Wahnfried era il benvenuto. Presidente, dal 1921, della NSDAP [= Partito dei lavoratori tedeschi nazionalsocialisti. ndt.], due anni più tardi fece la sua visita iniziale nella casa del da lui ammirato Richard, il quale aveva esternato il suo antisemitismo, non solo nello scritto giovanile sul “Giudaismo nella musica”. Il marito di Eva, Houston Chamberlain, salutò a Wahnfried il giovane Hitler come “figura luminosa”. Anche Winnie e Siegfried ne erano entusiasti. Per il giorno seguente al Putsch del 9 novembre 1923, il cui esito consideravano sicuro, programmarono un concerto a Monaco. Quando poi, dopo il suo fallimento, Hitler venne imprigionato, gli venne mandata in prigione da Winnie la carta sulla quale scrisse il “Mein Kampf”. “Mia moglie si batte per Hitler come un leone” si estasiava Siegfried, “Magnifico!”. L’uomo della NSDAP venne allora più spesso, anche dopo il 1933. In Wahnfried doveva sempre rilassarsi, e beveva perfino acquavite. Ai bambini era permesso di chiamarlo “zio Lupo”. Una volta il sedicenne Wolfgang portò a Hitler, durante il festival, il suo atlante scolastico, perchè al Fuehrer mancava il materiale cartografico per discutere con il suo stato maggiore la guerra civile di Spagna.

L’armadio rimane chiuso

A monaco deve esserci fino ad oggi un armadio del quale purtroppo non esiste alcuna foto. Verena “Nickelchen” l’ha depositato da lungo tempo presso sua figlia Amelie (così si sente dire dai componenti della famiglia). E Amelie rifiuta caparbiamente di aprire quel mobile. L’armadio dovrebbe contenere lo scambio, avvolto dalla leggenda, delle lettere d’amore fra Winni e Wolf.

Le vedove bevono il the

“Come una fidanzata” scrive Nicke nel suo libro su Wagner, sotto una foto che mostra sua madre e Hitler, lei tutta in bianco, lui in abito elegante, fra gente in uniforme. Fino alla fine della sua vita, fino al 1980, Winifred non ha per niente fatto mistero della sua simpatia per quest’uomo.

Egli rimase per lei “USA” – “unser seliger Adolf” (= “la buonanima del nostro Adolf” ndt.). Nella sua intervista televisiva, diventata famosa, con Hans-Jurgen Syberberg, questa 87enne dichiarò: “La parte di lui, diciamo cosi’, che io conosco, l’apprezzo ancor oggi, esattamente come prima. E questo Hitler da ricusare del tutto, per me, a dire il vero, non è esistito… Veda, tutto nel mio rapporto con lui si fonda su qualcosa di assolutamente personale”. A metà degli anni cinquanta Winifred si trasferisce alla foresteria di Wahnfried, l’ “edificio del Fuhrer”, come lei la chiama dai tempi nei quali Hitler vi pernottava. Il domicilio di Winifred è un prediletto punto di incontro delle “ex”: Vi arrivano le vedove dei Nazi Ilse Hess ed Emmy Goring, oltre che aiutanti di campo, piloti, servitori e segretarie del “Fuehrer”, ex Gauleiter e storici revisionisti. Wieland, che abita nell’edificio principale, è inorridito, e fa erigere nel parco comune un muro alto quattro metri. Dietro siedono in tondo lietamente, per il the, gli amici di Hitler, che parlano con entusiasmo dei tempi andati, mentre la voce alta di Winifred raggiunge facilmente, oltre il muro, il direttore del festival. Molto tedesca, questa scena.

Una personalità assai controversa

Monaco, 1947. E’ difficile che vi sia qualcosa di più esimio di questa conferenza stampa. Il nuovo consiglio della Fondazione del Festival di Bayreuth si presenta all’opinione pubblica. Presidente onorario Thomas Mann, unitamente a un Comitato di Consiglieri, cui appartengono Arnold Schoenberg, Paul Hindemit, Karl Amadeus Hartmann e Arthur Honegger… Non solo la foto è fittizia: lo è anche l’incontro. Ma il progetto di una tale Fondazione vi era veramente: fu sollecitato dal sindaco di Bayreuth, e proveniva dal primo dei nipoti di Wagner. Questi si chamava Franz Wilhelm Beidler, ed era figlio di quell’Isolde che Cosima anche dopo la morte di Richard non ha mai legittimata come figlia di lui. Isolde sposò poi un direttore d’orchestra, cui fu permesso addirittura di dirigere a Bayreuth il “Ring” e “Parsifal”. Tuttavia, quando lui pretese da Cosima qualcosa di più, questa lo sbattè fuori, e con ciò era terminata la carriera di Franz Beidler. Diventò commerciante. Suo figlio Franz Wilhelm, giurista, musicologo e filosofo, se ne scappò dalla Germania di Hitler, in Svizzera: “Infido come nazionalista, contaminato dal marxismo e imparentato con ebrei, come io sono e naturalmente resterò, non ho niente più da cercare nella cara patria”. Al primo tentativo di strappare il festival all’antidemocratico privilegio dinastico dei Wagner, non se ne venne a capo di nulla, per il fatto che il trasferimeno del patriomonio personale in una Fondazione non era possibile contro la volontà di Winifred. Ma poi, nel 1973, il festival fu convertito in Fondazione.

Nel 1953, comunque, Thomas Mann avrebbe dovuto essere invitato a Bayreuth per una conferenza. I mecenati si opposero: il detentore del premio Nobel per la letteratura sarebbe stato “una personalità controversa”. Gli “Amici di Bayreuth” commissionarono invece un busto di Wagner ad Arno Breker, scultore di Hitler.

Wieland fa piazza pulita…

Wieland e Wolfgang fanno una pausa lavorativa durante la fondazione della nuova Bayreuth. Sono seduti davanti a Wahnfried, che viene ricostruita; anche al Festspielhaus, che non è stato distrutto, è dato di avere un nuovo inizio. “Nell’interesse di una organizzazione priva di attriti, preghiamo gentilmente di astenersi, sulla collina del festival, da conversazioni o da dibattiti di natura politica. Qui ha valore la musica”, scrivono nel 1951 durante il primo festival dopo la guerra, nell’opuscolo del programma. Già da ragazzi i due si erano rivelati rivali, con talenti diversi. Mentre Wolfgang portava su un carro, a pagamento, gli ospiti alla tomba di Richard Wagner, Wieland si esercitava come pittore e faceva fotografie (anche allo zio Wolf). Nel frattempo i due fratelli, dopo il 1945, erano considerati in modo diverso che non la loro madre, e non avevano ostacoli politici rilevanti, nel dare un nuovo avvio a Bayreuth. L’energico Wolfgang e l’artista Wieland erano complementari. L’uno istituisce a Bayreuth il suo impero, fatto di compagni di scuola, sul festival, e procaccia soldi, l’altro sgombra il palcoscenico e inventa per il “Ring” quel vuoto scenico che diventa la quintessenza di una nuova estetica, astratta. Anche Wolfgang fa delle regie, e fino al 1960 ciascuno di loro due ha messo in scena quasi tutte le grandi opere wagneriane. Nel far questo, il più giovane copia dal più anziano, un’ombra, davanti alla quale Wieland sempre piu’ spesso scappa in altri palcoscenici (per lo meno così la pensa sua figlia Nike). Wieland muore nel 1966 per un cancro al polmone. Wolfgang diventa il solo direttore del festival, e rimane tale fino ad oggi.

Wummi Weltmann

Bayreuth, 1966. Quest’altro è il tipo che si dà delle arie. In smoking bianco, ha l’aria di uomo di mondo (con un tocco da demi-monde), e fumando conduce i suoi ospiti nell’area del festival, come se fossero in visita sul suo yacht. Wummi: così suona fino ad oggi il nomignolo di questo secondo pronipote di Richard Wagner, Wolf-Siegfried, nato nel 1943. Viene considerato il viveur del Clan. Come in fondo tutta la discendenza di Wagner anche Wummi volle a sua volta diventare chef di una collina, ma si sistemò a Maiorca, dove da allora ha successo come imprenditore edile e tiene corte in grande stile. Il suo primo scandalo risale a quando aveva 22 anni: poiché guidando l’automobile di un amico l’aveva sfasciata, e abbisognava di denaro, prelevò dal ripostiglio di Wahnfried un piccolo quadro, e lo fece vendere all’asta a Monaco. Si trattava di un ritratto di Liszt, di Ingres, dedicato alla madre di Cosima, la contessa d’Agoult. La nonna di Wummi, Winifred, andò su tutte le furie, e lo fece riacquistare all’asta per 36.000 marchi. Anche come scelta delle partner Wolf-Siegfried puntò piuttosto in alto, e prese come seconda moglie la biondona che in una foto del 1976 era ancora sposata con l’uomo mingherlino, che si vede all’estremità destra della foto stessa. Schivo e distanziato, questi sembra presagire, dietro i suoi occhiali da sole, che Eleonore contessa Lehndorff, chiamata Nona, figlia dell’attentatore di Hilter, Heinrich conte von Lehndorff, cominci già a cedere alla wagneriana forza di appropriazione posseduta del padrone di casa.

Toby sporca la giacca bianca

1944. Al chiosco dei libri davanti al Festspielhaus. “Certo, il libro lo abbiamo” dice la commessa, e lo prende da sotto il banco “ma non lo nomini così coram populo: Wolfgang Wagner non lo gradisce molto”. Proprio ora è uscito il libro di sua sorella Friedelind, “Notte su Bayreuth”, scritto 50 anni prima a New York. Fridelind è, fra i figli di Siegfried, la piantagrane. E’ emigrata nel 1940, nonostante la minaccia di sua madre, che voleva costringerla a rimanere: “Se non vuoi ascoltare, ti verrà impartito l’ordine di farti fuori e di sterminarti”. Nel suo libro Friedelind ha poi vuotato il sacco sulla Bayreuth delle camicie brune, non risparmiando il grottesco, come a proposito di un certo feeling fra il cane lupo di Friedelind e l’illustrissimo ospite di Bayreuth. Ogni volta che il Fuehrer gesticolava Toby credeva fosse un’esortazione a saltare addosso al suo amico, e la bianca giacca di Hitler veniva rovinata… “. Anche il figlio di Wolfgang ha saldato i conti con la parte oscura della famiglia in un libro: “Wer nicht mit dem Wolf Heult” (= “Chi non ulula con il lupo”). Questo libro è però di gran lunga più duro di quello di Friedelind. La cosa più bella è la frase, che Gottfried, nei primi anni ’70, dice di aver scagliato contro suo padre. “Sarebbe proprio tempo che tu alla fine partecipassi a una dimostrazione contestataria [siamo attorno al ’68! ndt.], piuttosto che servire da fornitore di dessert a una inumana borghesia internazionale”. Mentre a Friedelind (come riporta la sua editrice Eva Weissweiler) fu soltanto negato il parcheggio del Festspielhaus, a Gottfried toccò qualcosa di più pesante: la revoca dei biglietti d’ingresso.

La candidata fittizia

2001. Su tutti i giornali vengono stampate le foto di Eva. Eva è la figlia di primo letto di Wolfgang; ella dovrebbe assumersi, secondo una decisione del Consiglio Direttivo della Fondazione, il festival di Bayreuth. Vi erano tre candidate alla scelta: la moglie di Wolfgang, Gudrun, la caustica Nike, che aveva definito suo zio lo “Striese della sua stirpe”(1) e che voleva fare molti cambiamenti alla verde collina, e la moderata Eva. Questa, una volta era la cocca di papà, e fanciulla tuttofare sulla verde collina, finchè Wolfgang divorziò, e è disposto a rinunciare in suo favore. Egli si richiama al suo contratto a vita. Ma il Consiglio della Fondazione non si dà per vinto.

Nietzsche pronuncia una parola conclusiva

Tribschen, 1869. Friedrich Nietzsche aiuta ad allestire un teatro di marionette per i figli di Richard. Il giovane filosofo vede nel compositore “l’immagine vivente di ciò che Schopenhauer chiama genio”. Il genio si compiace di essere ammirato, e l’ospite, siccome nel frattempo s’innamora perdutamente di Cosima, è pronto a tutto, e accanto alla sede della sua cattedra a Basilea fa delle compere per l’insigne coppia. In seguito, Nietzsche diventa uno dei più arguti e radicali critici di Wagner. Bayreuth lo colpisce: “Quelle lunghe serate di arte mi fanno inorridire”. Per la vita di Wagner egli trova parole che si addicono a tutta la sua dinastia fino ai giorni nostri: Wagner sarebbe “una grottesca sceneggiata”.

 

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